Cerchio infinito

Photo by Agnes Cecile


Cuore d’oro nel petto
Alba in divenire
Nella filigrana del tempo

Candidi petali
Contano fili verdi di speranza
M’ama o non m’ama la vita?

La paura è un buco nero
E il buio non ha voce
Denso è il fumo dei ricordi

Ora sono come l’onda
Che ritorna al mare
Sono il vento
Che solletica le cime

Dal picco della vita
Vedo tutti i miei amici
E sorrido nella valle del cuore

Nel cerchio infinito
M’ama o non m’ama la vita?
M’ama


spostiglione

a Diego ed Elena

#blacklivesmatter

Letteralmente ‘le vite nere contano’. Ho sempre pensato che i motti (anche se questo hastag rappresenta qualcosa di più) lascino il tempo che trovano e che a a restare siano i fatti. La verità della vita e dell’universo esiste nella vita di ogni persona, indipendentemente dal colore della pelle, dal sesso, dalla fede, dall’aspetto, dal luogo, dal tempo e dalla sua storia personale. Intolleranza e razzismo sono facce della stessa medaglia e mentre guardiamo una parte di America offendere la dignità umana tra radici di ignoranza, dovremmo soprattutto osservare noi stessi.
Attentamene.
Profondamente.
Accettare chi è ‘diverso’ – solo agli occhi ciechi del piccolo Io – è una questione di cuore, e non mi riferisco al muscolo che batte nel petto. Umano è chi spende la sua vita dedicandola a combattere il male e a dissolvere l’ignoranza – la storia e il presente raccontano questa umanità anche se molti di noi non la conoscono da vicino – e umano è chi partendo dalla costruzione di se stesso raggiunge gli altri per aiutarli a fare lo stesso.
Tutto dipende da noi.
Dal nostro cuore.

Come acqua che scorre

Photo by @catrin_welzstein

Il bodhisattva Fukyo, a causa dei ventiquattro ideogrammi, per molti anni fu insultato, umiliato, colpito con sassi e bastoni da innumerevoli monaci e monache, laici e laiche. I ventiquattro ideogrammi erano: «Io vi rispetto profondamente. La ragione per cui non vi disprezzo è che voi tutti praticherete la via del bodhisattva e raggiungerete sicuramente la Buddità».

dal Gosho “Lettera a Nichimyo Shonin” Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5 pag. 142).

https://pantareinova.blogspot.com/2013/12/fukyo-la-dignita-di-un-inchino.html?m=1

Una spiegazione semplice e toccante dell’umanità che ognuno dovrebbe indossare e portare in giro, vicino casa e nel Mondo. La figura del Bodhisattva mai Sprezzante è il fulcro del Buddismo di Nichiren Daishonin, se non ci riconosciamo nel suo esempio, nel cuore e nelle azioni, allora la nostra fede non può dirsi autentica.
Qualcuno ha paragonato l’azione del Bodhisattva mai Sprezzante all’acqua: l’ acqua che costantemente si oppone al fuoco che si incendia facilmente lasciando bruciare l’emotività. Quando ha detto che è molto più difficile essere acqua, piuttosto che fuoco, soprattutto con le persone a noi più vicine, magari in famiglia, mi sono sentita così in questo periodo della mia vita: sono acqua che scorre costante, trova spiragli tra le dighe erette a forza dagli altri, oltrepassa gli ostacoli e, lentamente, erode le rocce, lambisce la riva.

È un’immagine che mi ha fatto bene, perché ho riconosciuto in toto il grande valore di quello che sto facendo per la mia rivoluzione umana, per portare avanti la mia missione per kosen rufu. Alcuni termini non sono forse chiari a tutti, appartengono alla fede Buddista che ho scelto di abbracciare qualche anno fa, ma si possono spiegare.


Questa comprensione è una ricompensa per i momenti di scoraggiamento, quando gli effetti negativi del mio karma si affacciano prepotentemente nella vita quotidiana e tutto sembra essere uguale a ieri. So bene che non è così, se resto in ascolto di me stessa lo sento, lo vedo.
Essere acqua che scorre è un lavoro a tratti estenuante, lo ammetto, ma non vorrei essere altro. Oggi riesco a riconoscere anche lo sforzo degli altri e sono grata per ogni piccolo benefico.
Credo che i buoni sentimenti debbano essere sempre condivisi perché possano diffondersi creando cerchi di speranza nell’ambiente in cui viviamo e per ritrovarsi una volta di più in quel diversi corpi, stessa mente che esiste nella realtà Buddista e, con un altro nome e un’altra prospettiva, in quella di ogni cuore che crede nel valore della dignità umana e si impegna per darle voce.

L’orbita del bene

Photo by @catrin_welzstein

Il cuore umano è sensibile, ricco e multiforme, e ha la capacità di realizzare imprese straordinarie. Ma proprio per questo spesso prova grandi sofferenze e tormenti. Al tempo stesso, il cuore umano può cadere prigioniero di un’infinita spirale negativa. Le nostre vite dovranno forse trasmigrare per sempre nei sentieri del male o possiamo riuscire a farle entrare nell’orbita del bene?

Il conseguimento della Buddità in questa esistenza.
Daisaku Ikeda, Lezioni sugli scritti di Nichiren Daishonin

Prodigi

Photo by @catrin_welzstein

“…l’indecisione di cui ho sofferto,…mi ha fatto capire quanto le nostre scelte, le nostre decisioni, non dipendano tanto dalla nostra determinazione quanto dagli obblighi, non abbiano a che vedere con il desiderio ma con la rinuncia; e come nella maggior parte dei casi siano gli altri, le circostanze, a scegliere per noi.”

Philippe Vilain – Non è il mio tipo


In qualsiasi momento è possibile invertitre la rotta del cuore: desiderare, determinare e realizzare, indipendentemente da chi o che cosa crei un condizionamento.

La chiave di volta è credere profondamente nel potenziale della nostra vita e “considerare un prodigio già solo il fatto di esistere”.

È il presente l’unica terra fertile che merita di essere coltivata.

My Juzu

Amo il mio juzu.
È stato realizzato con estrema cura da @jutzu_mylife che seguendo il  mio gusto personale, unito alla sua preziosa creatività, ha ritratto esattamente un pezzo del mio cuore. È come se ogni pietra usata per realizzarlo parlasse un po’ di me; è come sentirsi finalmente a casa, protetti dal calore sprigionato dalle cose conosciute. Ecco, sì, stringere il mio juzu tra le mani mi fa sentire a casa.


Qual è il significato del juzu?
“Il juzu è uno degli accessori della pratica buddista. In origine veniva utilizzato nel brahmanesimo e solo successivamente fu adottato dal Buddismo. All’inizio veniva usato dai monaci per contare i giorni oppure per contare quante volte si pregava per il Budda. Il significato letterale dei due ideogrammi giapponesi è “numero di grani”. In pratica questo oggetto veniva usato per contare il numero dei Daimoku recitati [ ].
[ ] Riguardo al juzu esistono dunque vari significati, ma quello più importante indica che, tenendo il juzu nelle mani, noi trasformiamo tutta l’energia derivante dalle sofferenze dei 108 desideri terreni in felicità. Nichiren Daishonin, comunque, non ha scritto nulla di particolare sull’importanza del juzu.”

Tratto dal sito SGI – Istituto Buddista Italiano

Photo by @jutzu_mylife

Resilienza

Photo by @catrin_welzstein

Certe sere, prima di dormire,
penso a un cuore
di sangue e bambù,
allo sforzo di andare fino in fondo
mentre resti al mondo,
di vivere coerentemente e
saziarsi in mezzo alla gente,
scegliere il bene e
respingere il male,
accettare i nemici
perchè siano buoni amici,
distribuire il perdono e
perdonare se stessi.
Certe sere, prima di dormire,
il cuore si fa di gelatina
vibra il tempo infinito dell’attimo
e poi riprende a sperare.