Come acqua che scorre

Photo by @catrin_welzstein

Il bodhisattva Fukyo, a causa dei ventiquattro ideogrammi, per molti anni fu insultato, umiliato, colpito con sassi e bastoni da innumerevoli monaci e monache, laici e laiche. I ventiquattro ideogrammi erano: «Io vi rispetto profondamente. La ragione per cui non vi disprezzo è che voi tutti praticherete la via del bodhisattva e raggiungerete sicuramente la Buddità».

dal Gosho “Lettera a Nichimyo Shonin” Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5 pag. 142).

https://pantareinova.blogspot.com/2013/12/fukyo-la-dignita-di-un-inchino.html?m=1

Una spiegazione semplice e toccante dell’umanità che ognuno dovrebbe indossare e portare in giro, vicino casa e nel Mondo. La figura del Bodhisattva mai Sprezzante è il fulcro del Buddismo di Nichiren Daishonin, se non ci riconosciamo nel suo esempio, nel cuore e nelle azioni, allora la nostra fede non può dirsi autentica.
Qualcuno ha paragonato l’azione del Bodhisattva mai Sprezzante all’acqua: l’ acqua che costantemente si oppone al fuoco che si incendia facilmente lasciando bruciare l’emotività. Quando ha detto che è molto più difficile essere acqua, piuttosto che fuoco, soprattutto con le persone a noi più vicine, magari in famiglia, mi sono sentita così in questo periodo della mia vita: sono acqua che scorre costante, trova spiragli tra le dighe erette a forza dagli altri, oltrepassa gli ostacoli e, lentamente, erode le rocce, lambisce la riva.

È un’immagine che mi ha fatto bene, perché ho riconosciuto in toto il grande valore di quello che sto facendo per la mia rivoluzione umana, per portare avanti la mia missione per kosen rufu. Alcuni termini non sono forse chiari a tutti, appartengono alla fede Buddista che ho scelto di abbracciare qualche anno fa, ma si possono spiegare.


Questa comprensione è una ricompensa per i momenti di scoraggiamento, quando gli effetti negativi del mio karma si affacciano prepotentemente nella vita quotidiana e tutto sembra essere uguale a ieri. So bene che non è così, se resto in ascolto di me stessa lo sento, lo vedo.
Essere acqua che scorre è un lavoro a tratti estenuante, lo ammetto, ma non vorrei essere altro. Oggi riesco a riconoscere anche lo sforzo degli altri e sono grata per ogni piccolo benefico.
Credo che i buoni sentimenti debbano essere sempre condivisi perché possano diffondersi creando cerchi di speranza nell’ambiente in cui viviamo e per ritrovarsi una volta di più in quel diversi corpi, stessa mente che esiste nella realtà Buddista e, con un altro nome e un’altra prospettiva, in quella di ogni cuore che crede nel valore della dignità umana e si impegna per darle voce.

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